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La luce nel cinema: incontro con il direttore della fotografia Luca Bigazzi (10-17 dicembre)

 

La luce nel cinema: incontro con il direttore della fotografia Luca Bigazzi (10-17 dicembre)

PROGRAMMAZIONE

domenica 10

ore 14:00, Opening+proiezione IL DIVO (clicca per prenotazione)

lunedì 11

ore 10:00, Workshop con Luca Bigazzi (clicca per prenotazione)

martedì 12

ore 19:15, Poriezione LE CONSEGUENZE DELL'AMORE  (clicca per prenotazione) 

mercoledì 13

ore 17:00, Masterclass con Luca Bigazzi (clicca per prenotazione)

giovedì 14

ore 19:15, Proiezione PANE E TULIPANI (clicca per prenotazione)

sabato 16

ore 14:30, Proiezione COPIE CONFORME (clicca per prenotazione)

domenica 17

ore 14:30, Proiezione IO SOLO LI (clicca per prenotazione)

N.B. I film sono in lingua originale, sottotitoli in inglese e cinese. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria. Alla prenotazione fatta con successo segue una mail di conferma automaticamente inviata dal sito.

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Il cinema è un’arte complessa, in cui confluiscono parole e immagini, suoni e storie. Sembra comunque indubitabile che ciò che più particolarmente lo caratterizza sin dai suoi muti esordi sia l’aspetto visuale, la strana magia delle immagini in movimento. Se quindi è vero che un film è figlio della fantasia poetica del suo regista, e che viene sostanziato nel corpo e nella voce degli attori che di quella fantasia poetica e di quella storia si fanno interpreti, è ancor più vero che un film in primo luogo consiste nel suo apparire, nella sequenza di immagini, di luci e di ombre che scorrono sullo schermo, accompagnate o meno da dialoghi e musiche. È allora subito chiaro quale sia l’importanza assolutamente primaria in un film del direttore della fotografia e dell’operatore di macchina. Il primo determina l’apparato di luci, naturali e artificiali, che rendono visibili le diverse scene, e gli accorgimenti tecnici atti a ottenere i diversi effetti desiderati; il secondo è l’occhio del regista, e quindi dello spettatore.
Luca Bigazzi di mestiere è operatore di macchina e direttore della fotografia, e lo è stato per una grandissima quantità di film, molti dei quali hanno vinto premi che vanno dai David di Donatello all’Oscar. Nella sua lunga e luminosa carriera Bigazzi ha lavorato con numerosi registi, assai diversi l’uno dall’altro, e con alcuni in particolare ha stabilito dei lunghi e produttivi sodalizi: 8 film con Silvio Soldini, 7 con Paolo Sorrentino, 6 con Gianni Amelio, 5 con Francesca Comencini, 5 con Carlo Mazzacurati, 4 con Michele Placido, 3 con Ivan Cotroneo e 3 con Andrea Segre. A questi si aggiungono Francesca Archibugi, Fabrizio Bentivoglio, Mimmo Calopresti, Antonio Capuano, Ascanio Celestini, Stefania Casini, Ciprì e Maresco, Pappi Corsicato, Leonardo di Costanzo, Felice Farina, Abbas Kiarostami, Davide Maderna, Vincenzo Marra, Mario Martone, Andrea Molaioli, Maurizio Nichetti, Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, Giuseoppe Piccioni, Pasquale Pozzessere, Federico Rizzo, Daniele Segre, Giancarlo Soldi, Antonio Tibaldi e Paolo Virzì.
Già da questo lungo, e non esaustivo, elenco, si possono notare alcuni tratti caratteristici del lavoro di Bigazzi. In primo luogo appare evidente il pervicace attaccamento alla scena italiana. Lui stesso conferma in un’intervista di non aver mai voluto accettare offerte di lavoro fuori d’Italia perché per lui lavorare alla fotografia e alle riprese di un film significa riversarvi una visione del mondo e della realtà che non si può improvvisare, ma deve essere basata su una profonda conoscenza della società, della lingua, delle persone.
In secondo luogo è chiaro l’interesse per un certo tipo di cinema: al di là dell’estrema varietà degli stili e dei generi, si tratta sempre di film in cui è presente e preponderante una volontà di espressione artistica, e molto spesso il desiderio di sperimentare, di provare a dire qualcosa di importante anche se forse non destinato a ottenere estrema popolarità.
Cinema come impegno artistico, e quindi anche morale e politico. In terzo luogo emerge la tendenza alla fidelizzazione, al lavoro di squadra, che dalla ripetuta collaborazione esce rafforzato e arricchito. Se questo è vero per il rapporto con i registi, lo è anche per quello con gli altri professionisti: il capo elettricista, il macchinista, gli assistenti e il focuspuller lavorano insieme a Bigazzi chi da 15, chi da trent’anni.
Per Bigazzi, infatti, la realizzazione di un film è innanzitutto il frutto di un lavoro comune, di un impegno condiviso, al cui interno la funzione della cura dell’immagine è un’attività al servizio da una parte del regista, che in ultima istanza è il responsabile dell’opera nel suo complesso, dall’altra degli attori, che sulla scena devono mettersi costantemente in gioco, e che l’angolatura delle riprese, la forza o la debolezza della luce possono distruggere o sostenere.
Un direttore della fotografia non deve avere un suo stile, ma deve essere in grado di dare luce e colore alla volontà stilistica del regista, e quindi di adattarsi di volta in volta a quanto viene richiesto.
Si tratta quindi di capire quale sia questa volontà, anche al di là delle comunicazioni verbali, delle indicazioni esplicite. E si tratta di essere rapidi e “invisibili”. Rapidi, perché le luci devono seguire, e permettere, l’evolversi delle situazioni drammatiche; invisibili, perché il pur onnipresente apparato tecnico, la camera, i riflettori e tutti i parafernali necessari non devono intralciare la scena, non devono ostacolare i movimenti e le azioni degli attori, e neanche la visione del regista.
Anche per questo Bigazzi saluta con entusiasmo i progressi della tecnica, che rendono possibile una gestione della scena più agile e meno ingombra. Non ha senso rimpiangere i tempi della pellicola, con una sorta di imbambolato romanticismo che si ostina a non tener conto dei molteplici vantaggi offerti dal digitale, dalle nuove possibilità di intervento in fase di postproduzione, dalle infinitamente minori costrizioni delle esigenze tecniche di illuminazione e così via. Il pericolo vero per il cinema non è dato dalle novità tecnologiche, dalla sparizione dei 35 millimetri o dal proliferare degli effetti speciali. La trappola reale è il freno alla creatività che spesso scatta all’interno della coscienza dei singoli professionisti, e non permette la sperimentazione di strade nuove, chiudendo la fantasia entro limiti strettissimi.
Della sua esperienza di direttore di fotografia e operatore di macchina Luca Bigazzi parlerà in occasione dell’apertura della rassegna di suoi film che verrà ospitata dallo Hongqiao Art Center tra il 10 e il 17 dicembre, e in due master class presso la Shanghai Theatre Academy il 11 dicembre e la Shanghai Vancouver Film School il 13 dicembre.

 


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